Colin Farrell e Ewan McGregor sono due fratelli di origine proletaria. Il primo fa il meccanico, ha il vizio del gioco e un’attrazione fatale per il whisky, il secondo aiuta il padre al ristorante e coltiva confuse ambizioni di riscatto sociale. Quando il ricco zio, trasferitosi in Cina per affari, va a trovarli, i due si precipitano a chiedergli un prestito per uscire dai rispettivi impasse: uno è infatti nei guai con i creditori per aver contratto un debito di gioco, mentre l’altro ha perso la testa per una sensuale, misteriosa e volubile attrice dilettante, con la quale sogna di trasferirsi a Los Angeles. Lo zio si rivela disponibile ad aiutarli, ma pone una condizione pesante come un macigno: sarebbero disponibili a uccidere un suo nemico in affari, le cui rivelazioni potrebbero costargli la galera?Dopo il meritatissimo successo di pubblico e di critica riscosso da Match Point, Woody Allen tenta di replicare con un altro giallo basato sui grandi temi (quasi alla Abel Ferrara) del senso di colpa, sulla fallibilità della giustizia umana, sul potere corruttivo del danaro.Il grande Woody centra nuovamente l’obiettivo anche se siamo lontani dalle vette raggiunte da Match Point. L’ultima fatica del grande regista newyorkese si caratterizza per una perfezione formale ammirevole: ogni dettaglio è descritto con una cura esemplare; le sfumature psicologiche dei personaggi emergono alla perfezione grazie anche all’ottima scelta degli attori. Nonostante ciò c’è qualcosa che frena l’empatia dello spettatore. Per carità è vero che forse lo stesso poteva dirsi di Match Point; ma li c’era un finale ammirevole che strappava l’applauso ed il giubilo generale. Rispetto a Match Point manca in sostanza qualcosa; rimane sempre la perfezione formale, ma forse a latitare è proprio l’ispirazione del regista.Ciò nonostante il film merita comunque di essere visto: la capacità di raccontare di Woody Allen, unita alla perfezione formale di cui si è detto, rimane sempre ammirevole