dialoghi ai limiti del ridicolo, personaggi stereotipati, retorica a iosa … le molte pretese del film sono ampiamente disattese da quest’ennesima americanata.
Giusto per rendersi conto di cosa stiamo parlando, merita qualche cenno il dialogo tra Reford professore e il giovane studente, caratterizzato da un gergo pseudogiovanilistico stile Dawson Creek che più volte raggiunge il ridicolo involontario.
Tra i momenti più esilaranti del duetto Redford – studente (scusate se non ricordo il nome dell’esimio attore) si segnalano:
Redford giubilante che esclama “E’ stato il dibattito più interessante a cui ho assistito” di fronte ad un’uscita di tal guisa: “Se distribuissimo siringhe sterilizzate potremmo allora creare corsie stradali riservate agli alcoolisti”. Viene da chiedersi che cosa direbbe se assistesse a programmi televisivi come l’Arena di Giletti o Buona Domenica …
Redford che mostra 50 punti di sutura (!) per 1 mangannelata dela Polizia: evidentemente la Polizia americana utilizza scimitarre e non regolari manganelli
Ancora l’impareggiabile Redford che, di fronte al desiderio di 2 suoi allievi di arruolarsi, dapprima si mostra contrario poi dopo appena1 secondo di tempo cambia idea e comprende le ragioni della loro scelta.
Frasi avulse dal contesto e quindi senza senso del tipo: “se non ci fosse stato il Watergate allora non ci sarebbe stato Nixon”.
Anche il duetto dei due soldati feriti a morte in Afghanistan non è comunque da meno : precipitati rovinosamente dal loro caccia, feriti a morte i due marines si rivolgono l’un l’altro in questo modo: “Coglione sei vivo!”. Già che c’era Redford (regista) in quel frangente avrebbe potuto farli parlare di donne o di calcio.
Infine ciliegina sulla torta è la descirizione della morte dei due marines che raggiunge vette di retorica, da far rimpiangere Indipendence Day o Armagheddon.
In conclusione è chiaro che le innumerevoli clamorose cadute di tono di cui si è dato conto pregiudicano irrimediabilmente il film, travolgendo anche gli spunti positivi.
L’intento del film era quello di mettere alla luce le responsabilità degli organi di informazione e della culutra in genere di fronte alle scelte politiche americane. E da questo punto di vista il film potrebbe dirsi anche riuscito, se non fosse per le perle che Redford regista (e attore) regala a noi (aspiranti) critici inaciditi.
Mi spiace Prof. Redford: questa volta è rimandato a Settembre (o anche a più in là).